Segnaliamo un evento imperdibile: James Randi, detto anche The Amazing Randi (lo stupefacente Randi), arriva in Italia. Curiosi e seguaci avranno a disposizione tre eventi per incontrare il famoso illusionista, ex-prestigiatore, debunker del paranormale e scettico per eccellenza:
15 maggio a Torino, ore 20.45 Massimo Polidoro incontra James Randi presso la Sala Convegni ATC, Corso Dante, 14 Torino (evento organizzato in collaborazione con il Circolo Amici della Magia di Torino). Ingresso libero con prenotazione obbligatoria (i posti sono limitati) all’indirizzo piemonte@cicap.org o telefonando al 327/2181648.
16 maggio a Milano, ore 21.00 James Randi terrà a MILANO una conferenza allo SpaceCinema Odeon, accanto al Duomo. Contemporaneamente l’incontro sarà trasmesso VIA SATELLITE negli SpaceCinema di TUTTA ITALIA!
17 maggio a Padova, ore 19.30 A cena con Randi: un’occasione straordinaria per incontrare Randi, ascoltare i suoi racconti e trascorrere qualche ora in sua compagnia. Per prenotazioni cliccare qui (posti limitati).
Curiosità: Randi è conosciuto per la One Million Dollar Paranormal Challenge, il premio di un milione di dollari messo in palio dalla sua fondazione, la James Randi Educational Foundation, che sarà dato a chiunque sia capace di mostrare, in condizioni scientificamente controllate e preventivamente concordate fra le parti, un qualsiasi fenomeno paranormale di qualunque tipo, o legato all’occultismo, oppure un miracolo.
Così come si sperimenta l’impossibile per trovare l’elisir dell’eterna giovinezza, esiste un mezzo, poco gradevole, per ottenere un invecchiamento precoce. Uno studio pubblicato su “Molecular Psychiatry”, e condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge, chiarisce come la cocaina possa fungere da acceleratore d’età.
Il misterioso bersaglio della tecnica elettroconvulsivante
di Erika Coletto
Un passaggio di corrente elettrica attraverso il cervello: l’elettroshock. Tecnica applicata per la prima volta all’inizio del secolo scorso e ancora oggi largamente dibattuta. Tanto misteriosa, quanto affascinante. Si può ricordare come nel famoso film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, lo scatenato Patrick McMurphy, interpretato da un capacissimo Jack Nicholson, subisse ripetuti elettroshock al punto da diventare mansueto come un agnellino. Ma come agisca la terapia elettroconvulsivante ancora non si sa. Fortunatamente il suo utilizzo è oggi impiegato solo nella cura delle depressioni croniche, o di pazienti con inclinazioni suicidarie: soggetti che in linea di massima non rispondono alla terapia farmacologica.
Il cervello. Ci saranno dentro "fili ingarbugliati" da districare?
Prima di imparare a leggere è necessario sapere utilizzare il linguaggio orale, così che si possano collegare i suoni con le lettere corrispondenti. Almeno questo si pensava finora, dato che un gruppo di ricercatori guidati da Jonathan Grainger, del France’s National Center for Scientific Research, hanno smentito l’ipotesi, servendosi di alcuni babbuini “lettori”.
Va' da papà che ti legge una fiaba. (Cortesia: Charles J Sharp)
Alza, abbassa, metti, togli, aspetta. Alza, abbassa, metti, togli, aspetta. Eccheppalle! Sempre la stessa cosa, sempre nello stesso modo. Stiamo perdendo del gran tempo. Di questo passo i campioni di ossa artificiali non saranno mai pronti e noi rimarremo indietro con tutti gli altri lavori. Non si può velocizzare la procedura? Aspetta, aspetta…forse ho un’idea. No? Ma sì, dai, perché no? Anzi, mi sa che sarà perfino meglio di come è adesso.
Se hai tanti amici potrebbe essere che tu abbia pure un cervello più grande, come un gruppo di ricercatori sostiene. Infatti Robin Dunbar, dell’Università di Oxford, in collaborazione con i colleghi delle università di Liverpool, di Manchester e di Edimburgo, ha pubblicato un articolo sui “Proceeding of the Royal Society B” nel quale si spiega come la dimensione della corteccia prefrontale sarebbe più grande in persone che hanno molti amici.
Patto d'amicizia tra "cervelloni". (Cortesia: Satbir Singh)
- Fatto. Ora? Scaldare due cucchiai d’olio e rosolare le melanzane appena tagliate. Poi? Polpa di pomodoro, aglio…ahi, mi sono scottata! Uuuh, il peperone, ma dove l’ho messo? Taglio qui, verso lì, scaldo là, metto questo, aggiungo un pizzico di sale, mescolo…
- Ma che fai?
- Cucino, non si vede?
- Guarda che siamo a dieta, dobbiamo buttare giù qualche chilo, non esagerare con il cibo.
- Non preoccuparti: mi faccio guidare dal ritmo circadiano.
David Gilichinsky, della Russian Academy of Science, è venuto a mancare qualche settimana fa. Ricordato da parenti e amici in questo blog, prima di andarsene, ci ha lasciato in eredità una pianta, Silene stenophylla, vecchia di 30 mila anni.
Come fanno oggi gli scoiattoli, anche 30 mila anni or sono uno scoiattolo preistorico nascose un seme nella tana. (Cortesia: Mariappan Jawaharlal)
Un intervento chirurgico migliora i circuiti della memoria
di Erika Coletto
Perdere tracce di memoria è davvero qualcosa di terribile. Immaginate di non riuscire più a ricordare i vostri cari, i vostri posti, i giochi che preferivate da bambini. Processo irreversibile l’amnesia pura. Quando, in seguito a varie malattie o traumi, vengono toccati i circuiti giusti, è tutto perduto e c’è poco da fare. In base alla gravità del danno, gran parte delle informazioni vengono cancellate. Come un colpo di spugna su una lavagna. La cosa più rilevante è che non si ha consapevolezza di quello che si perde, sicuramente parte di quelli che si è, o si è stati. A meno che…non si riceva una profonda stimolazione elettrica.
In uno dei più vecchi e colossali capolavori di Walt Disney c’era Alice. Impossibile non ricordare le sue fantastiche avventure nel suo meraviglioso mondo. Un coniglio bianco, un cappellaio matto, un brucaliffo: elogio alla pura fantasia. E come non pensare anche a quel magico fungo che Alice teneva nelle tasche del suo bianco grembiule? Un morso a un pezzetto e lei cresceva a dismisura, un morso a un altro pezzetto e lei diventava alta quanto un fiorellino di campo. Ma questa è solo una favola e sappiamo tutti che non esiste nulla di tutto ciò in natura. Almeno non nella realtà fisica.
Nel 1935 in Australia è stato introdotto Bufo marinus, il rospo delle canne, perché fosse utilizzato nella lotta contro alcune specie di insetti infestanti. Ma in questo caso, come spesso succede in situazioni simili, l’introduzione del rospo ha avuto delle ripercussioni negative sulle specie autoctone. Questo è accaduto oprattutto per l’effetto di una tossina che produce, la bufotossina, la quale è in grado di fermare il cuore e quindi di uccidere i predatori dell’anfibio. Uno di questi è la lucertola dalla lingua blu (Tiliqua scincoides), che però s’è trovata un antidoto.
Il mio primo cane si chiamava Bella. Era una trovatella, era stata abbandonata. Non era di una razza definita, ma sicuramente era un incrocio con un pastore tedesco. Per tutta la famiglia era molto intelligente: seguiva con attenzione il pallone durante le partite di calcio trasmesse in tv, era attenta ai movimenti delle nostre mani e sapeva esattamente dove si trovavano i gelati durante le calde sere d’estate. Eravamo convinti fosse un cane eccezionale, fuori dal comune. Eravamo, appunto.
Oh, che bella idea: in una SPA per un massaggio rilassante. Proprio quello che ci vuole dopo un intenso periodo di lavoro. E c’è da dire che non solo il massaggio rilassa, ma aiuta pure i muscoli a guarire dall’infiammazione facendo diminuire il dolore. Sicuri sicuri? Mark Tarnopolsky, un ricercatore neurometabolico della McMaster University di Hamilton, in Canada, era scettico, finché…
Vicino all’alveare un insolito silenzio. Senza le api a ronzarvi intorno, la struttura di cera sembra una città fantasma, ma all’interno vi sono ancora miele e larve, abbandonati. E il peggio è che lo strano fenomeno si diffonde come una malattia misteriosa: da qui il nome “sindrome da collasso della colonia” (Colony Collapse Disorder, o CCD). Quale sarà la causa di questo morbo?
Un’ape operaia impegnata nei suoi compiti. Non sa che Apocephalus borealis la aspetta al varco. (Cortesia: Mary.Do)
Potenziale terapia contro il “cattivo” Escherichia coli
di Erika Coletto
Anche il buono a volte diventa cattivo e in quanto tale arreca tanti danni. Ricordiamo tutti l’epidemia che l’anno scorso, in Germania, ha fatto circa 50 vittime. E ricordiamo pure che il killer è stato un batterio “buono” che non aveva mai dato problemi. Anzi, è sempre stato un ottimo strumento di ricerca per l’uomo: Escherichia coli.
Escherichia coli al microscopio elettronico a scansione. (Cortesia: Rocky Mountain Laboratories, NIAID, NIH)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello:
Lo staff del sito Lori’s Island e del forum Lori’s Island Forum cerca collaboratori e giornalisti per articoli di zoologia e ornitologia per il giornalino online del sito e del forum “Lori’s Island Gazette”.
Cerchiamo persone appassionate soprattutto di ornitologia, in particolare di pappagalli, che siano disponibili a scrivere articoli di divulgazione scientifica gratuitamente. Gli articoli verranno poi pubblicati sul sopracitato giornalino online.
Per proporsi, per informazioni o contatti, inviate un’email a lorisisland@libero.it
Un’altra stranezza per una bestiola già strana di suo
di Giulia Ferraris
L’Heterocephalus glaber, volgarmente detta talpa senza pelo, è indubbiamente uno degli animali più particolari (e brutti) che esistano. Cugino di cavie e porcospini, questo roditore dalla lunghezza di 7-8 centimetri è originario dell’Africa Orientale e dagli studi fatti su di lui è emerso che non sviluppa il cancro, il suo nome è erroneo (ha infatti peli sulla punta alle dita che usa per spazzare il terriccio alle proprio spalle, quasi usasse una scopa) e può vivere anche per più di due decenni. E non solo: non sente il dolore.
Heterocephalus glaber, piccolo e inconsueto mammifero dell'Africa Orientale, è risultato essere immune al dolore. (Cortesia: photolibrary.com)
Ogni ricetta ha molteplici aromi, gusti e retrogusti. Tutti mescolati assieme nel piatto servito sulla tavola e pronto per essere assaporato. L’effetto di quest’assortimento, squisito o delizioso o mediocre che sia, verrà percepito solo da chi assaggerà la pietanza. O forse no? Sebastian Ahnert sostiene infatti che i vari ingredienti di una ricetta si accostano bene l’uno all’altro non solo quando contengono le stesse molecole responsabili della percezione del gusto, come si è pensato finora. Anche se questo dipende dal luogo in cui si è creata la pietanza.
Farfalle con etilpropionato, acetato di isobutile, acido 4-metilpentanoico e 1-penten-3-olo. (Cortesia: F. Wouters)
Alti livelli di glucosio nel sangue sono associati all’invecchiamento
di Cristina Spataro
“Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, tutto brillerà di più…”: così cantava Mary Poppins nel celebre film di Walt Disney. Ma quella di Mary Poppins era una favola. Ciò che la tata non sapeva è che nella realtà lo zucchero oltre alla pillola fa andare giù anche la pelle. Lo sostiene uno studio condotto dall’Università di Leiden, in Olanda, e pubblicato in un articolo sulla rivista “AGE”.
Costretto a digerire i propri muscoli per sopravvivere
di Nicoletta Schettini
L’orango del Borneo (Pongo pygmaeus) è una scimmia ominide endemica del Borneo. In natura ha una vita media tra 35 e 40 anni, in cattività può invece raggiungere i 60 anni di età.
Immagini da satellite fanno luce sulla diffusione del morbillo
di Annalisa Lembo
Osservare il cielo dalla Terra è sicuramente affascinante, ma anche guardare il nostro pianeta dallo spazio può essere sorprendente. Questo cambio di punto d’osservazione ha permesso a un gruppo di scienziati dell’Università di Princeton di capire i fenomeni che scatenano le epidemie di morbillo.
Il nostro pianeta visto da lassù. (Cortesia: NASA)
Quando pensi a un robot, come te lo immagini? Probabilmente metallico, rigido, pesante, che si muove a scatti, con ruote e ingranaggi che cigolano se non oliati. Ebbene, dimenticatelo. Perché oggi assomiglia a una stella marina.
E’ il riflesso di gocce di pioggia chiamate burgeroid
di Nicoletta Schettini
I colori dell’arcobaleno non sono un grande mistero: la luce del Sole rimbalza sulle gocce di pioggia dividendosi nei colori dello spettro elettromagnetico. Ma per spiegare come possa essere doppio è stata necessaria una simulazione al computer.
Un giorno rivoluzioneranno il mondo, ma ci vorrà ancora tempo
di Andrea Quarleri
Un reato. Un processo in tribunale. E subito un pensiero: l’accertamento della verità. Da sempre gli esseri umani sono alla ricerca di un metodo sicuro e infallibile per stabilire se una persona mente. Come conoscere la verità nell’uomo? E’ nelle sue parole? Mmm… lo sappiamo: contano le nostre azioni e i fatti. Per questo esistono le scienze forensi. Quindi dove cercare la verità, se non dove ha origine ogni atto umano? Allora entra in gioco l’esplorazione del cervello: le neuroscienze. Un autorevole gruppo di scienziati però frena gli entusiasmi, pubblicando un rapporto della Royal Society: la risoluzione di casi giudiziari con prove neuroscientifiche non è una prospettiva realizzabile nell’immediato futuro. Dovremo attendere ancora del tempo per assistere a dibattimenti processuali al riparo da menzogne, artifici, scappatoie e decisioni dubbie. La soluzione risiede nella conoscenza sempre più approfondita del rapporto tra il cervello e il comportamento, che potrebbe rifondare l’intero contesto giuridico, a partire dalle responsabilità personali dei crimini.
Neuroscienze: lavori in corso. (Cortesia: A. Quarleri)
Occupava un’intera stanza. Costruito dagli Inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale per decodificare i messaggi tedeschi, il primo computer poteva essere usato solo da pochi eletti. Nessuno allora si sarebbe immaginato di trovarlo in ogni casa. Ma oggi si va ben oltre. Possiamo dire addio ai vecchi calcolatori da scrivania, fissi o portatili. Anche il netbook, ultimo arrivato, è di dimensioni immense e ingombranti se paragonato ai nuovi apparecchi inseriti direttamente nei nostri vestiti.
Hai presente il giorno del bucato? Catini stracolmi di panni sporchi da far entrare in una lavatrice decisamente troppo piccola per la quantità di indumenti effettivi, il dosaggio di detersivo e ammorbidente e, per i più accorti, la ricerca di due prodotti con un profumo simile per non miscelare, l’attesa che la macchina faccia il suo lavoro, la stenditura e infine la stiratura. Ore e ore per poter mettere finalmente il maglioncino che tanto si abbina al jeans appena comprato. Ed ecco che arriva direttamente da “Applied Materials and Interfaces” un articolo che potrebbe rivoluzionare il caro, vecchio bucato.
Qualche ora stesi al sole e i panni si puliscono da soli. (Cortesia: Elemedia S.p.A.)